Convegno nazionale “Verso l’alto!” Per una scelta educativa fedele al Vangelo e alla vita

di Irene Venuti e Giovanni Pepe

Perché migliaia di educatori da tutta Italia si sono trovati a Riccione tra il 6 e l’8 dicembre?
Facile: al convegno nazionale “Verso l’Alto. Per una scelta educativa fedele al vangelo e alla vita”, abbiamo ridefinito il nostro impegno missionario a servizio della Chiesa e della società. E quale modo migliore può esserci oggi di svolgere tale compito se non ridisegnando le vie e i sentieri dell’educazione, particolarmente travagliati, spesso manipolati e strumentalizzati, a volte, abbandonati? Come educare, perché, chi?

Siamo tornati con una consapevolezza chiara: educare oggi significa avere il coraggio delle relazioni. In un tempo veloce, performante e spesso diffidente, scegliere di costruire legami è una sfida controcorrente. Non manca il desiderio di stare insieme, ma perché la relazione espone, rende vulnerabili, chiede tempo, pazienza e fiducia. La comunità diventa allora uno spazio in cui impariamo a guardarci senza maschere, a riconoscere l’unicità di ciascuno, ad accogliere fragilità e risorse come parte della stessa storia. È un luogo dove la fede non si trasmette per accumulo di risposte, ma per prossimità, ascolto e testimonianza. Dove non si rincorrono risultati immediati ma si semina con libertà, accettando di non controllare gli esiti.

Educare significa allenarsi a uno sguardo che genera speranza: che non riduce, ma apre possibilità; che non giudica, ma accompagna; che sa attendere. Siamo chiamati ad essere artigiani dell’educazione, comunità educante che sa rilanciare il valore profetico dell’educazione, a interpretare i segni dei tempi e con competenza e creatività, a costruire dialogo con tutti, a diventare fermento in tutti gli ambiti della nostra vita. Ancora, vogliamo essere allora un’associazione “di nomi propri”, che cura, accoglie, dà spazio ai talenti di ciascuno, coinvolge, che è critica, accompagna, che lascia profondamente liberi, che semina il seme buono, che sceglie di mettere insieme complessità e diversità, non per essere perfetti ma autentici.