Un laboratorio attivo dove si producono idee, progetti azioni e nuova
consapevolezza sui diritti dei lavoratori e sulla dignità della persona
di Maria Daniela Pappalardo
In una data intrisa di significato storico, il 18 gennaio 2026 – 107° anniversario dello storico appello di Don Luigi Sturzo ai “Liberi e Forti” – la Diocesi di Caltagirone ha segnato un nuovo inizio per l’impegno sociale locale. Presso il salone della Curia Vescovile è stata celebrata la presentazione del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica (MLAC), un evento che non è stato solo una formalità associativa, ma il ritorno di una vera e propria missione sul campo. Ad aprire i lavori dell’incontro, intitolato “Lavorare bene, lavorare per Amore”, è stata la Presidente Diocesana di Azione Cattolica, Nella Risuscitazione, che ha parlato di una “resurrezione” dell’impegno dei laici, chiamati a essere “sale della terra” nelle fatiche del quotidiano con l’obiettivo di rimettere la persona al centro del mondo del lavoro.
Questa visione è stata rafforzata dal vicario diocesano Don Salvatore De Pasquale, il quale ha riflettuto sulla dignità del lavoratore troppo spesso sacrificata alle logiche della produttività estrema, trovando il favore delle istituzioni civili rappresentate dall’Assessore al Welfare, la Dott.ssa Patrizia Alario, che ha individuato nel MLAC un interlocutore strategico per intercettare i bisogni reali del Mezzogiorno. Il momento centrale è stato il dialogo con Don Oronzo Cosi, Assistente Nazionale del MLAC, che ha esortato a “umanizzare il lavoro” portando lo stile del Vangelo nell’opera creatrice dell’uomo. Il Movimento si conferma così come un movimento d’ambiente, nato non per fare teoria ma per formare persone capaci di trasformare la realtà lavorativa con l’etica e la solidarietà, leggendo i “segni dei tempi” alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa.
L’incontro non si è fermato ai discorsi: il confronto diretto tra lavoratori, sindacalisti, precari e pensionati ha fatto emergere temi urgenti, come la necessità di reti di supporto per chi perde l’impiego e l’urgenza di formare coscienze critiche capaci di una profonda etica professionale, testimoniando così il Vangelo direttamente nei luoghi della quotidianità.
La Sicilia e l’area del Calatino affrontano oggi sfide demografiche e occupazionali complesse, che richiedono risposte non solo tecniche ma profondamente umane. In questo contesto, un laboratorio che sappia unire la riflessione spirituale all’azione pragmatica può diventare un autentico punto di riferimento per i giovani che desiderano restare e per chi vive situazioni di fragilità lavorativa, offrendo spazi necessari di discernimento sociale e progettualità concreta. La sfida è lanciata: il movimento si propone di trasformare la fede in azione, impegnandosi per un’economia più giusta e a misura d’uomo, dove la centralità della persona superi le logiche del profitto. La fede, infatti, non è un elemento separato dalla vita quotidiana, e il lavoro diventa così il terreno privilegiato per testimoniare la gioia del servizio, costruendo giorno dopo giorno una società più equa e solidale.